Disabili protestano contro il centro pedonalizzato. Accerchiato l’assessore

 

Erano un’ottantina i disabili che hanno manifestato contro la pedonalizzazione davanti a Palazzo D’Accursio, a Bologna, con cartelli, fischietti e megafoni. Incatenati a simboleggiare “la prigionia a cui la chiusura della zona T ci costringe, non consentendoci di raggiungere il centro, di accompagnare chi non può camminare, escludendoci dalla città nel fine settimana. Facendoci sentire cittadini di serie b”. Una manifestazione che ha raggiunto diversi momenti di tensione, specchio dell’esasperazione di un’intera categoria, scesa in piazza per chiedere al governo cittadino un altro atto di confronto. Una protesta che ha suscitato le lacrime dell’assessore alle Attività produttive Nadia Monti, commossa dai problemi dei disabili, e che ha preteso un confronto diretto con l’ideatore del piano, l’assessore alla Mobilità Andrea Colombo. Scorto e accerchiato, letteralmente, da una piccola folla in via Rizzoli. Una folla in cerca di risposte.

 

L’iniziativa, che precede un probabile sciopero della fame previsto per sabato prossimo, qualora non dovessero esserci cambiamenti nel piano sino a ora attuato, è stata promossa dal Forum associazione comitati, a cui hanno aderito 20 associazioni della Consulta handicap di Bologna, i commercianti, i taxisti, gli avvocati e l’Ascom, in appoggio. Ed “è stata organizzata per chiedere che si riveda la delibera con la quale la Giunta Merola ha approvato la pedonalizzazione – ha sottolineato Giovanna Guerriero, presidente della Consulta disabili di Bologna e dell’associazione Amici di Sherazad – Sono tre mesi che cerchiamo di far comprendere i limiti di questo progetto all’assessore alla Mobilità ma lui, invece di ascoltarci e ragionare con noi, pontifica”.

 

I problemi che, secondo le associazioni, devono essere risolti, infatti riguardano numerosi aspetti relativi alla chiusura della zona T nei fine settimana. Come la possibilità di raggiungere temporaneamente il centro per accompagnare chi necessita di assistenza, l’assenza di mezzi di trasporto pubblici e privati adeguati, e i parcheggi. Ieri, durante il question time in Comune, l’assessore Colombo aveva annunciato di aver aumentato gli stalli per i disabili portandoli da 12 a 14 unità, “mai completamente impiegati”, di aver introdotto, grazie a un accordo con Tper, la navetta T che ferma sotto le due torri e di aver eliminato le barriere architettoniche nell’area di Piazza Roosevelt, lato Est, dove si trovano i nuovi posteggi.

 

Queste misure, contestano però le associazioni che rappresentano le persone affette da disabilità fisica o mentale, “sono insufficienti”. “Gli autobus sono quasi inaccessibili, i parcheggi, ad esempio – spiega la Guerriero – non sono a norma perché secondo il codice della strada gli spazi necessari a scaricare le sedie a rotelle, circa 1,5 metri, non sono stati previsti”. “La strada che chi fa fatica a camminare o deve spingere una carrozzina deve percorrere è lunga, sono quasi 500 metri” ha sottolineato Pierpaolo Frabetti della Consulta handicap di San Lazzaro, “perché Colombo non prova una carrozzina così si rende conto quanto sia faticoso spostarsi? – ha aggiunto la Guerriero – Abbiamo chiesto delle colonnine per ricaricare le nostre carrozzine elettriche e la prima cosa che ci hanno risposto è stata: se le installiamo la gente le eserebbe per ricaricare i cellulari”.

 

La manifestazione ha raccolto anche il sostegno di diversi partiti. Del Pdl e della Lega Nord, rappresentata da Manes Bernardini, che ha ricordato come “a questa Giunta manca la volontà di un confronto serio con la città. Bologna dovrebbe pensare a tante cose prima di approvare un piano di mobilità simile, magari accordandosi con i commercianti che hanno fatto proposte intelligenti. Questo è un progetto traumatico, sofferto da una parte della città”. Di Silvia Noè, capogruppo regionale dell’Udc, che ha espresso la sua solidarietà ai manifestanti. “Se queste persone chiedono di poter accedere perché le loro difficoltà non gli consentono di farlo, credo che il minimo che un Comune, che si fregia di essere vicino alla gente, possa fare sia trovare il modo di permetterglielo”.

 

 Anche l’assessore Monti è scesa per “raccogliere le testimonianze e i problemi delle persone affette da disabilità, così da portarle a chi non ha avuto modo di conoscere la situazione” ma il racconto dei presenti l’ha commossa, facendole versare qualche lacrima. “Sentire parlare queste persone che vivono un tale disagio provoca un forte impatto emotivo – ha dichiarato la Monti – la comunicazione è stata insufficiente e parlerò personalmente con gli altri gruppi consiliari per cercare di trovare una soluzione”.

 

 L’assessore Colombo, avvistato dalla piccola folla in via Rizzoli mentre visitava uno dei banchetti dei T Days, non ha però voluto rispondere alle domande di chi chiedeva se ci sarebbe stato spazio per un nuovo confronto. “Le consultazioni ci sono già state” si è limitato a ribadire ai manifestanti, prima di entrare a Palazzo D’Accursio. Dopo aver declinato l’invito a provare una sedia a rotelle. “Un anno fa abbiamo presentato un programma elettorale che prevedeva la pedonalizzazione, votato dai cittadini, e dalle sperimentazioni abbiamo apportato numerosi provvedimenti migliorativi che tengono conto delle problematiche raccolte nei momenti di incontro con le categorie e la cittadinanza. Vorrei sottolineare che il raggio più lungo della T è di appena 500 metri e la chiusura riguarda solo 2 dei 400 ettari del centro storico. Come ha detto il sindaco Virginio Merola c’è molta esasperazione, dobbiamo recuperare la serenità”.

 

Un muro di gomma, quindi, tra assessore e cittadini, su cui sono rimbalzate le domande poste non solo dalle associazioni disabili ma anche da commercianti e residenti, “nella crisi più nera durante la pedonalizzazione”. “Mia madre è anziana – ha raccontato un abitante del centro – handicap vuol dire avere una difficoltà e anche gli anziani sono diversamente abili”. In soccorso del collega assediato è intervenuto Sergio Lo Giudice, capogruppo comunale del Pd, che, dopo aver accusato gli altri partiti di aver “strumentalizzato la manifestazione con la loro partecipazione” ha promesso che “una soluzione, così che nessuna persona svantaggiata debba subire un ulteriore svantaggio”.

 

“La città deve capire che noi non siamo contro la pedonalizzazione, né contro la chiusura del centro – ha ribadito Daniela Mignogna, membro della Consulta e madre di una bimba con disabilità motoria – chiediamo solo di poter aiutare chi ne ha bisogno. Per chi è affetto da handicap l’auto è un ausilio protesico”.

 

 


 

 

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Il Vaticano sulla fuga di documenti: “E’ un furto, i giornalisti ne risponderanno”

La pubblicazione di documenti è “un atto criminoso” e il Vaticano farà in modo che “gli attori del furto, della ricettazione e della divulgazione di notizie segrete” ne rispondano davanti alla giustizia. Lo afferma la Santa Sede in un comunicato stampa, in relazione alla pubblicazione di numerose carte riservate, alcune delle quali raccolte nel libro di Gianluigi Nuzzi “Sua santità”, pubblicato da Chiarelettere. ”La nuova pubblicazione di documenti della Santa Sede e di documenti privati del Santo Padre non si presenta più come una discutibile, e obiettivamente diffamatoria, iniziativa giornalistica, ma assume chiaramente i caratteri di un atto criminoso”, si legge nella nota. “Il Santo Padre, ma anche diversi dei suoi collaboratori e dei mittenti di messaggi a Lui diretti hanno visto violati i loro diritti personali di riservatezza e di libertà di corrispondenza”, ha affermato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi

Negli ultimi mesi diverse carte riservate e delicate sono usciti dalle stanze pontificie e sono stati pubblicati dai mezzi d’informazione, compreso Il Fatto Quotidiano, che venerdì, in un articolo di Marco Lillo, ha riportato la lettera di Dino Boffo al cardinale Angelo Bagnasco sui veleni che hanno portato alle dimissioni del giornalista dalla direzione di Avvenire. In precedenza, Il Fatto aveva pubblicato le missive del cardinale Castrillon su un complotto per eliminare papa Benedetto XVI e l’atto di accusa di monsignor Carlo Maria Viganò sulla malagestione delle finanze vaticane e degli appalti interni allo Stato pontificio

La Santa Sede, ha affermato ancora padre Lombardi, “compirà i passi opportuni affinché gli attori del furto, della ricettazione e della divulgazione di notizie segrete, nonché dell’uso anche commerciale di documenti privati, illegittimamente appresi e detenuti, rispondano dei loro atti davanti alla giustizia”. E “se necessario -conclude – si chiederà tal fine la collaborazione internazionale”.

Sulla questione è intervenuto anche Boffo, ora direttore dell’emittente satellitare Tv2000. Pur dicendosi “beneficiato” dalla pubblicazione del carteggio che lo riguarda, anche il giornalista rimarca che ”la pubblicazione di documenti riservati, ottenuti tramite un furto, è comunque un furto, è comunque un latrocinio”. Riferendosi  al libro “Sua Santità”, Boffo ha aggiunto: “Se il collega Nuzzi non si è introdotto lui nelle stanze del Vaticano e le ha ricevute da qualcuno infedele alla Santa Sede, allora è un ricettatore. E i ricettatori portano il loro materiale sulle bancarelle, non nei negozi”. 

Il problema investe la sicurezza della Santa sede, aggiunge Boffo: ”Come mai non sono state installate telecamerine dove sono custoditi documenti riservati del Papa? Che tipo di vigilanza c’è in Vaticano?”.